Nel Seicento la realtà di Santa Vittoria gravitava intorno all’importante Santuario Farfense e al suo importante monastero. L’amministrazione di Farfa, il Cardinal Montalto, aveva intenzione di unire Farfa alla congregazione di Cassino. La cosa però non incontrava affatto il favore dei monaci residenti nel Piceno. A causa di questa defezione, le chiese annesse ai monasteri di Force, Rotella, Montedinove e Santa Vittoria furono trasformati in Collegiate.
Ad eseguire materialmente i lavori venne chiamato Pietro Augustoni, originario di Como e architetto preferito di papa Pio VI, sotto la direzione tecnica del sig. Domenico Fontana, nel decennio 1783-1793. Il risultato che ne conseguì fu la realizzazione di una delle più monumentali chiese delle Marche, dalle bellissime linee prospettiche, seconda per ampiezza, nella nostra provincia, solo al Duomo di Fermo. Nel pomeriggio dello stesso giorno in cui venne aperta al culto e benedetta, vi fu traslato il Sarcofago con le Reliquie di Santa Vittoria.
Di stampo neoclassico, essa si estende all’interno per ben 47 m e in un’ampiezza di 13 m lungo il corpo principale. Si allarga poi ad un’estensione totale di 27 m in corrispondenza delle due cappelle laterali del transetto intitolate rispettivamente al SS. Sacramento ed alla Vergine del Rosario. Pianta a croce latina, sulle pareti laterali ed in quelle del transetto si affacciano le 16 nicchie ospitanti altrettante statue ornamentali in “gesso di Monte Leone di Marina”, rappresentanti Santi ed Apostoli. Le “Pale d’Altare” rappresentano una “Crocifissione”, una “Madonna dalle sette spade con Santi”, il “San Giovanni che predica nel deserto la venuta del Cristo” e “La disputa di Gesù con i dottori nel tempio”. Nella cappella del transetto di destra è la “Madonna del Rosario e Santi”; in quella di sinistra vi è la pala d’altare “Coro di Angeli”. Infine vi è una tela alla quale i santavittoriesi sono molto devoti, raffigurante i tre personaggi della Sacra Famiglia.
É pregevole l’altare dove al centro, in una nicchia protetta da un vetro, è posta la statua del Redentore. Lo sovrasta un piccolo dipinto raffigurante “L’Annunciazione di Maria”. Sulla parte di sinistra del Presbiterio c’è un rinascimentale tabernacolo murato al cui interno viene conservato l’Olio Santo.
Altro monumentale quadro è “L’ultima Cena di Gesù con gli Apostoli”, collocato sopra il Coro e realizzato dall’artista Giuseppe Mistichelli nel 1790.
La cripta che ospita il sarcofago contenente le reliquie della V. M. S. Vittoria è a tre navate. In quelle laterali ed al centro di ciascuno dei quattro archi che le delimitano sono altrettante nicchie di forma ovale, contornate da altorilievi a motivi floreali. All’interno di ciascuna nicchia si trovano le statue che rappresentano le quattro virtù cardinali: la Giustizia, la Prudenza, la Fortezza e la Temperanza. Al centro della cripta sorge solitario il notevole altare in marmo policromo, opera di Sebastiano Ricci. Domina tutto l’insieme il simulacro della Santa, posto in una nicchia sovrastante il sarcofago. Nella parte retrostante l’altare sono iscritti i nomi di munifici benefattori e di quanti hanno contribuito nel tempo ai frequenti restauri della cripta.
In origine, il sarcofago non aveva la copertura che oggi possiamo vedere, ma una semplice e piatta lastra di marmo. Il coperchio attuale reca alla base una cornice sulle cui facciate sono scolpite testine di angeli ad ali spiegate. La sovrasta la parte superiore di forma piramidale, rappresentante nelle facciate il martirio della Santa in bassorilievo, il castello di Trebula liberato dal dragone e nelle parti frontali la croce gigliata ed il Redentore. La base è costellata di perforazioni perlopiù coniche, unicamente da ascrivere alla devozione popolare che nel tempo le ha prodotte con piccoli strumenti a punta al fine di prelevare la polvere marmorea della preziosa Arca. Questa polvere è stata per secoli oggetto di venerazione da parte del popolo e usata per chiedere grazie alla Santa nei momenti di bisogno.

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