Le prime tracce certe di questo insediamento sono di epoca romana. Incastonata nella facciata della chiesa, ancora oggi visibile, troviamo, infatti, una lapide romana con incisione funebre. Sempre di epoca romana è uno spezzone di marmo bianco, scolpito con l’immagine di un leone alato.
Fu proprio su queste rovine romane che i monaci benedettini farfensi costruirono una chiesetta, con torrione di vedetta. La chiesa ebbe il nome di Santa Maria in Muris, proprio poiché costruita su mura preesistenti.
Le più antiche prove dell’esistenza sono rinvenibili nel Registro di Farfa; qui si narra che la contessa Albagia ne fece una donazione ai monaci farfensi. Nel 967 vi si stabilì un monaco di Santa Vittoria.
La chiesina, quando decadde il potere dei monaci, divenne patronato di famiglie private e, nel XIX secolo, prese l’attuale nome di San Simone. Lo stile preromanico è tra i più antichi del Piceno; subito si nota la torre in facciata di modello longobardo, rimurata nel XVI secolo. Il torrione aveva anche la funzione di osservatorio e vedetta.
Si trova, all’interno, l’originale criptoportico del secolo X: si tratta di uno spazio ornato da due archi, ad angolo retto, a destra e a sinistra del corridoio d’ingresso. La pala d’altare è di pregevole fattura, con la figura della Vergine, contemplata da due santi. Attualmente, la chiesa, è proprietà del Comune di Belmonte Piceno.

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