Nel territorio dell’attuale Comune belmontese, in posizione panoramica e ben difendibile, fiorì l’antica civiltà picena.
I reperti archeologici ad essa relativi risalgono all’età del bronzo, otto secoli prima dell’era cristiana. Questa civiltà valorizzò le risorse ambientali dei colli circostanti. Sul colle più alto, di 328 metri, sono stati individuati resti di abitazioni protostoriche, a forma geometrica. Tra i reperti, numerosi oggetti in ambra, sui quali sono molte le ipotesi degli storici.
Le prime notizie di ritrovamenti archeologici ci sono state fornite dal professor Silvestro Baglioni e si riferiscono agli ultimi decenni del secolo XIX. Nel 1909 entrò in vigore la legge che assegnava allo Stato la proprietà dei beni archeologici. Negli anni a seguire, gli scavi, diretti dal sovrintendente Innocenzo Dall’Osso, hanno offerto tantissime testimonianze dei Piceni.
Oggi questi manufatti sono conservati in molti musei delle Marche, ma anche a Roma, a Bologna, a Jena. E, finalmente, una parte di essi è stata restituita ed è tornata nel locale Museo Archeologico Comunale, inaugurato il 4 ottobre 2015. Vi si possono ammirare straordinari reperti: torques, cavalieri su anse, elmi e vasi di bronzo, morsi equini, fibule, amuleti, pettorali, pendagli, un nettaunghie.
Vi è inoltre esposto il calco di una stele funeraria, risalente ai primi anni del Novecento.

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